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Filosofia ayurvedica

Tutte le scienze antiche dell’India, come la medicina, l’astrologia, l’astronomia e la poesia si basano sui darsana o concezioni filosofiche.
I darsana sono divisi in due gruppi : quelli che riconoscono l’autorità dei Veda noti come Astika-darsana e quelli che non ne riconoscono l’autorità noti come Nastia-darsana.

Le Astika-darsana sono:

  • Nyaya-darsana di Gautama
  • Vaisesika-darsana di Kanada
  • Samkhya-darsana di Kapila
  • Yoga-darsana di Patanjali
  • Purva-mimamsa di Jaimini
  • Uttara-mimamsa o Vedanta-darsana

Le Nastia-darsana sono:

  • Bauddha
  • Jaina
  • Carvaka

Per spiegare le attività fisiche e chimiche, la filosofia Ayurvedica fa riferimento al Nyaya e al Vaisesika; per spiegare invece certi fenomeni, fa riferimento al Bauddha, mentre per spiegare il processo di creazione dell’universo e dell’uomo, attinge principalmente dal Sankhya.
Secondo l’Ayurveda, l’universo è sorto dall’Avyakta che letteralmente significa “il non manifesto“. Il concetto di Avyakta comprende sia il Purusha (l’Elemento Cosciente) che la Prakriti (la Materia Primordiale) del Sankhya.

Dall’ Avyakta si sviluppano consecutivamente il Mahan (intelletto) e l’Ahankara (Ego). L’ego ha tre caratteristiche differenti: sattvika, rajasika e tamasika.
Il sattva è l’aspetto di maggiore purezza, il rajas rappresenta il dinamismo e il tamas l’energia potenziale. Quando le caratteristiche sattvika e rajasika dell’Ahankara si combinano insieme producono undici Indrya.
Le caratteristiche tamasika e rajasica dell’Ahankara combinate insieme producono cinque tanmatra. Da questi cinque tanmatra derivano cinque mahabhuta. Da questi cinque mahabhuta ha origine l’intero mondo materiale, sia animato che inanimato.
Il mondo inanimato è costituito solo dai mahabhuta, mentre gli esseri viventi, comprese le piante e gli animali, sono costituiti dai cinque mahabhuta più gli undici Indrya che comprendono sia le facoltà sensoriali sia gli organi motori e la mente.
Il Purusha è la sorgente originaria della coscienza.
Ogni cosa, sia nel microcosmo (l’individuo) che nel macrocosmo (l’universo), è creata dall’interazione di questo Purusha cosciente con la Prakriti o Materia Primordiale. Per questo motivo ogni oggetto della creazione è dotato di coscienza. Anche le cose non senzienti o senza vita (es. pietre e metalli) possiedono una coscienza, che è presente in forma latente. Questo è il segreto che si cela dietro il culto degli idoli. La coscienza latente di una statua di una divinità maschile o femminile , di pietra o di metallo, può essere attivata dalla recitazione, secondo le procedure prescritte, di mantra vibranti. L’idolo così diviene un deposito di coscienza e un devoto sincero può trarre benefici dalla statua del dio o della dea semplicemente con la recitazione di preghiere o mantra.
La differenza sostanziale tra una pietra, una pianta, una animale e un essere umano, consiste nella natura non sviluppata (latente) o sottosviluppata (sub-latente) dei sensi e della mente , e non nell’assenza o presenza della coscienza. Questi sono i principi su cui si basa la filosofia ayurvedica.