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Cina

Nonostante l’immensa estensione geografica, la Cina, detta dai suoi abitanti Zhongguo, “Regno di mezzo”, è tra le civiltà più antiche che si avvalgono di una continuità storica, dalla fine del III secolo a.C. fino al XX secolo. L’idea di un impero universale che tenesse unito “tutto ciò che si trova sotto la volta celeste” (tianxia), formatasi tra il V e il III secolo a.C., si realizzò per la prima volta nel 221 a.C., quando il sovrano del regno di Qin – da qui il nostro appellativo di “Cina” – mise fine alla lotta tra i numerosi reami e si dichiarò “Primo augusto imperatore”. La dinastia Qin creò le strutture amministrative e legislative dell’ antica Cina e uniformò la scrittura, elemento fondamentale d’unione di un paese che parla diverse lingue e innumerevoli dialetti.

La successiva dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) pose le basi teoriche dell’impero elevando il confucianesimo, una corrente socio-morale nata nel V secolo a.C., a ideologia di stato. In cima all’organizzazione sociale si collocava il sovrano, mediatore tra le due entità universali, la Terra e il Cielo.

Il daoismo, l’altra corrente di pensiero autoctona dell’antica Cina , favorì le ricerche nel campo proto-scientifico sollecitando l’esplorazione dei ritmi della natura e dell’universo. La disgregazione dell’impero dopo il crollo della dinastia Han stimolò gli scambi culturali con le popolazioni limitrofe e rese possibile la penetrazione del buddhismo, religione universalista pervenuta dall’India, nel cuore della società.

La temporanea debolezza dell’ideologia confuciana non affievolì però l’ideale dell’impero unico, che si ristabilì dopo più di 350 anni. La breve dinastia Sui (581-618 d.C.) introdusse riforme sostanziali che favorirono i tre secoli di governo della successiva dinastia Tang (618-907 d.C). Questa fu l’epoca d’oro dell’antica Cina, caratterizzata dall’estensione geografica, dalla tolleranza religiosa e dalla politica cosmopolita e liberale: la prima e unica volta si vennero a creare le condizioni che resero possibile l’ascesa al trono di una donna. Dopo lo sfacelo della dinastia Tang e quasi cinquant’anni di disgregazione, la Cina fu riunita, ma la dinastia Song (960-1279) fu travolta dall’ondata mongola e sul trono dell’impero salì il nipote di Gengis Khan, Kubilai, inaugurando quasi un secolo di dominio straniero con la dinastia Yuan (1279-1368), la cui amministrazione si servì di stranieri per governare i cinesi. Fu in questo periodo che le invenzioni dell’antica Cina giunsero in Occidente. La successiva dinastia Ming (1368-1644) recuperò le tradizioni cinesi, ma la politica sinocentrica portò alla totale chiusura nei confronti dell’estero e dei tentativi di riforma. I Manciu, altro popolo barbarico, istituirono l’ultima dinastia dei Qing (1644-1911) con la superiorità tecnologica delle potenze occidentali ebbe un impatto traumatico.

La complessità delle due principali correnti di pensiero, il confucianesimo e il daoismo, e le difficoltà nella traduzioni delle fonti letterarie, hanno ritardato la formazione di una visione più profonda dell’antica civiltà, per cui per il mondo occidentale la Cina è rimasta a lungo un paese fantastico, lontano dalla realtà.