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Buddhismo indiano

“A causa della non conoscenza, della non comprensione di quattro cose io, o Discepoli, come voi ho dovuto vagare così a lungo nel ciclo delle rinascite” (Canone buddhista)

Disciplina spirituale che si rifà agli insegnamenti di Siddhartha Gautama, conosciuto poi come Buddha “l’illuminato”. L’insegnamento originario del Buddha rispondeva a esigenze spirituali sempre più lontane al ritualismo brahmanico e dal carattere elitario della religione vedica; negando anche l’esistenza stessa di un principio assoluto del reale (così come di un soffio vitale personale, l’atman) e ponendo le possibilità di salvezza dal samsara nelle azioni (o non- azioni) del devoto stesso e non nella grazia di un essere superiore, il buddhismo guadagnò nei secoli una diffusione enorme nel Subcontinente, diffondendosi poi in tutta l’Asia centrale e orientale con le sue due principali tradizioni: Hinayana e Mahayana. La dottrina s’incentra sull’impermanenza e l’illusorietà di tutto il reale, e sul desiderio come causa dei frutti delle azioni (karman) che legano l’uomo al ciclo delle nascite e rinascite. Essa è enunciata nelle Quattro Nobili Verità: tutto è dolore esistenziale (duhkha); il dolore è causato dalla sete (trshna), ovvero il desiderio (kama) di oggetti ed esperienze; il dolore è sopprimibile rimuovendo questa sete; il modo per ottenere ciò è l’Ottuplice Sentiero (retta fede, retta decisione, retta parola, retta azione, retta condotta, retto sforzo, retta attenzione, retta concentrazione). Solo così si può raggiungere il nirvana, l’ineffabile “estinzione” del samsara.