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Simboli e animali sacri

Simboli e animali sacri dell'induismo

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Il culto hindu si indirizza verso immagini concrete delle divinità: statue, oggetti simbolici oppure, soprattutto in ambito domestico, stampe e dipinti.

Gli dei sono rappresentati in modo antropomorfo, oppure in forma aniconica, cioè essenzialmente astratta. Anche nel primo caso, tuttavia, il corpo umano è reinterpretato in modo da veicolare certi valori e concetti, che sono considerati imprescindibilmente connessi con l’essenza divina.

Il dio o la dea sono di norma raffigurati nel fiore della giovinezza, con corpi turgidi; possono avere più di un volto, perché sono sovrani assoluti dello spazio, e diverse paia di braccia a significare la loro immensa potenza.



Elaborati dettami iconografici, codificati in un’ampia letteratura tradizionale, regolano le posture , i gesti e gli attributi, cioè gli oggetti che la divinità tiene nelle mani oppure che ne decorano il corpo, o ancora che la accompagnano; in questo modo, la singola immagine sacra sarà sempre immediatamente riconoscibile dal devoto, e da lui “leggibile” in tutte le valenze.

Vacca Sacra

Vacca SacraPer l’induismo i bovini sono sacri, e in modo particolare lo è la vacca il cui archetipo celestiale è Kamadhenu, la “Vacca che realizza i desideri”, nata durante il frullamento dell’oceano di latte al quale partecipano i deva e gli asura.

La concezione della sacralità della vacca nasce in epoca remota, quando il bestiame è di vitale importanza per l’economia degli Arya. Si accresce quindi per via dell’associazione della vacca con il rituale brahmanico e con la sacra figura del brahmano officiante: prodotti quale il latte e burro chiarificato (ghi) sono indispensabili nel culto, e l’animale viene considerato il dono più appropriato da offrire in forma di ricompensa e omaggio (daksina) per l’opera prestata dal sacerdote.

Nella vacca si identifica una sorta di alter ego del brahmano; l’uccisione di un brahmano è considerata il crimine più grave dalla normativa tradizionale hindu, e così pure viene concepita come colpa gravissima l’uccisione di una vacca. A queste motivazioni si aggiungono via via altri fattori culturali: la nonviolenza (ahimsa), il vegetarianesimo, l’interpretazione della vacca come modello di amore per il suo tenero accudimento del vitello.

Animali Divini

Simboli e animali sacri dell'induismoCiascuna divinità nell’induismo possiede un proprio animale caratteristico, che rispecchia una sua qualità essenziale. Essi sono chiamati vahana, “veicoli”, “cavalcature”, perché le divinità sono spesso visualizzate sedute su di essi.

Il vahana di Vishnu è Garuda, un grande uccello simile ad un’aquila sul quale il dio muove nel cielo; l’immagine rafforza la valenza solare di Vishnu.

Legato a Shiva è invece il toro Nandin “il Gioioso”; l’animale compendia la sacralità dei bovini con la potenza erotica attribuita a Shiva.

Brahma è, a sua volta, connesso con l’uccello chiamato hamsa, una maestosa oca bianca, che è il simbolo antico del brahman, l’Assoluto. Il pavone è peculiare a Skanda, figlio di Shiva, e al suo omologo tamil Murugan; mentre la cavalcatura di Ganesha. Sulla tigre o il leone siede la dea Durga, che ben si addice al suo ruolo di indomita combattente.

Loto e piante Sacre

Fiore di LotoFra le piante più cariche di valenze nell’induismo e in tutto il pensiero indiano il posto d’onore spetta al loto. Rappresenta, in primo luogo, la crescita vegetale, il rigoglio della vita organica, la fertilità delle acque e della terra da queste fecondata. La dea che incarna queste qualità è Lakshmi, “Segno di buon auspicio”, chiamata anche Shri, “Fortuna”, “Gloria”. Poiché sviluppa nel suolo il suo rizoma, attraversa l’acqua con lo stelo e fiorisce all’aria e al sole, il loto percorre e unifica tutti gli elementi. A livello cosmico, evoca la creazione stessa, l’universo, e perciò su di esso siede Brahma quando si tratta di dare l’avvio alla creazione del mondo.

Altri concetti espressi dal loto sono la purezza e la trascendenza, dato che nonostante sorga dal fango non ne è contaminato, e nel suo slancio verso l’alto esso emerge sempre immacolato e turgido.

Perciò nell’arte indiana e dell’Asia orientale gli dei, e i Buddha (illuminati) sono raffigurati in piedi o seduti sopra piedistalli o un trono a forma di corolla di loto. Condivisa con i buddhisti è anche l’aura di speciale sacralità conferita alla Ficus religiosa, un albero dalle foglie a cuore , in hindi chiamato pipal; mentre il baniano (Ficus bengalensis) dalle maestose radici ricadenti, è esaltato nella letteratura vedica. In altri casi il legame è con la singola divinità, come avviene per l’albero bilva (Aegle marmelos), le cui foglie sono usate nel culto a Shiva o per la pianta della tulasi (hindi: tulsi), una varietà di basilico (Ocymun sanctum) sacra a Vishnu.

“In India il fior di loto è un antico simbolo divino: il dischiudersi dei suoi petali suggerisce l’espandersi dell’anima ; l’affiorare della sua pura bellezza dal fango in cui ha origine contiene una benevola promessa spirituale.” Paramhansa Yogananda

Diagrammi Sacri

YantraYantra, letteralmente “congegno, strumento”, usato nella meditazione come strumento di controllo delle energie psichiche. Caratteristici del tantrismo , gli yantra rappresentano graficamente il corpo divino, quella che è considerata la sua autentica struttura…quella dell’universo. Di norma presentano un perimetro costituito da un riquadro, analogo alla recinzione di un palazzo, con porte a forma di T ai quattro punti cardinali. All’interno si trova un disegno circolare smerlato di petali di loto, che a sua volta racchiude altri tracciati geometrici. Negli spazi creati dalle linee sono iscritti o sottintesi mantra (formule sacre) e figure divine.

Il più celebre yantra è lo Shriyantra associato alla dea Rajarajeshvari, la “Signora imperiale” o Lalita Tripurasundari la “Bella dea delle tre città”, che sono ipostasi della Dea Suprema.

Al centro ha un gruppo di triangoli che si intersecano fra loro, nove in tutto, quattro con il vertice verso l’alto che simboleggiano il polo maschile, il Purusha (“Uomo”) supremo o Shiva, e cinque con il vertice verso il basso che evocano la Shakti, la potenza creativa femminile. Nel triangolo minore, centrale,rivolto in basso e chiaro simbolo di femminilità, è iscritto il bindu, “goccia”, il punto in cui è racchiuso l’esistente prima della sua evoluzione che produce le manifestazioni empiriche.

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