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Dharana, dhyana e samadhi

La scienza dello yoga è sintetizzata con autorevolezza da Patanjali nei suoi Yogasutra.Il sistema yoga riferito all’opera di Patanjali è conosciuto come Ashtanga yoga: le otto tappe da seguire per la maturazione e la crescita spirituale dell’adepto.

L’Ashtanga yoga consiste in:

  • astensioni (yama)
  • prescrizioni (niyama)
  • posture (asana)
  • regolazione del prana attraverso il respiro (pranayama)
  • introversione dei sensi (pratyahara)
  • concentrazione (dharana)
  • meditazione (dhyana)
  • assorbimento (samadhi)

L’analisi dei tre stadi di dharana, dhyana e samadhi, presenta una ricchezza di materiale psicologico sconosciuta agli psicologi occidentali.

Nel primo stadio, dharana, hanno luogo alcuni cambiamenti mentali: distrazioni, ricordi spiacevoli, pensieri indesiderati, manie di persecuzione ed ossessioni diminuiscono fino a cessare, e molti dei conflitti mentali vengono risolti o perdono consistenza. In secondo luogo si instaura una sorta di tranquillità, quiete e sobrietà, che costituisce la via maestra verso l’equilibrio mentale. Dharana è contemplazione, ovvero relegare la mente in un’area limitata, che diventa l’oggetto della concentrazione. Rappresenta il movimento controllato della mente, focalizzato in un punto, in modo che le immagini mentali diventino più acute e il potere di attenzione aumenti.

Nel secondo stadio, dhyana, si ha il flusso ininterrotto di citta (l’intera struttura psichica) verso l’oggetto di contemplazione. Qui la distrazione è praticamente annullata e la mente costantemente focalizzata e senza interruzioni su di un unico punto, per un certo periodo di tempo. Dhyana è un sostantivo formato sulla radice verbale sanscrita dhyai, che non indica semplicemente il pensare ma rimanda ad una gamma di significati inclusi fra campi semantici di pensare e di intuire.

Nel terzo stadio, samadhi, la consapevolezza è costante, ininterrotta e focalizzata sull’oggetto, ma senza la coscienza di sé, come fosse svuotata di sé stessa. Nel dhyana c’era consapevolezza di sé e l’adepto risultava cosciente sia dell’oggetto su cui di concentrava che di sé stesso: ma gradualmente anche l’auto-consapevolezza scompare per lasciar posto alla pura coscienza (senza distinzioni tra conoscitore, conosciuto e conoscenza).