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Metodi Yoga

Metodi Yoga

La parola Yoga indica una varietà di metodi, benché quello di maggiore spessore sia lo Yoga di Patanjali, chiamato Raja Yoga, distinto da altri sentieri quali Jnana Yoga di Shankara, Karma Yoga, Hatha Yoga, Laya Yoga, Mantra Yoga, Bhakti Yoga, Kundalini Yoga, ecc. Shankara enfatizza l’illuminazione intellettuale e la realizzazione del sé come la meta suprema; raccomanda pertanto di meditare sul sé e di ricorrere alle buone azioni e alla devozione ritenute passi preliminari. Gli Hatha Yogi raggiungono il pieno controllo degli organi e delle funzioni corporee attraverso il pranayama e le asana. Il Laya Yoga conduce al risveglio del ‘Potere del Serpente’ (kundalini Shakti), dalla sua radice (stula cakra) lungo il percorso del sushumna nadi, attraverso sei plessi (cakra) fino alla corteccia cerebrale. Ed è così che si ottiene la conoscenza divina. Il Mantra Yoga insegna la meditazione attraverso la ripetizione di una particolare formula verbale pregna di potere mistico (mantra), che viene rivelata dal Guru. Recitato con profonda attenzione, il mantra induce concentrazione nella mente . Il Karma Yoga è la via dell’azione, esplicata attraverso la devozione altruistica, la rinuncia e l’amore. L’amore per l’uomo è amore per Dio. Il Bhakti Yoga insegna l’abbandono al Dio personale attraverso la preghiera, la devozione o il rituale.

 

Bhakti Yoga

“Egli è l’Anima dell’universo. Egli è Immortale. Sua è la Sovranità. Egli è l’Onniscente, Colui che è in ogni cosa, il Protettore dell’universo, l’Eterno Signore. Non v’è altri che lui capace di governare il mondo eternamente. Lui che al principio della creazione proiettò Brahma e che ci dette i Veda, in Lui, cercando la liberazione, io mi rifugerò, in quest’Uno Fulgente, la cui luce dirige la comprensione verso l’Atman”. (Shvetashvatara Upanishad, VI, 17-18)

L’esperienza del Divino è sempre originale, immotivata, unica e personale, non riducibile a qualcosa di diverso da sé. E’ un’esperienza che include il fascinanse e il tremendum e, inconcepibilmente, li trascende entrambi armonizzando gli opposti, incluso il principio di attrazione – repulsione. Il credente che sperimenta la Divinità nella Sua Realtà personale, vive una trasfigurazione antropologica che potenzia tutte le sue qualità e caratteristiche individuali, depotenziando contestualmente gli interessi egoico-mondani e le pulsioni distruttive inconsce. Al contrario, colui che si dedica alla ricerca religiosa dell’Infinito impersonale, prima di pervenire all’esperienza del Divino nega e mortifica a lungo la propria umanità, per non parlare dell’angosciante prospettiva che presto o tardi si presenta a chi segue il sentiero dell’annullamento della personalità (nichilismo). La bhakti, abbandono con devozione amorosa a Dio, è l’insegnamento conclusivo delle Sacre Scritture, non solo dell’India . In quanto religione dell’amore essa troneggia sulle contrastanti forze titaniche della natura e le armonizza,conseguendo con prodigiosa naturalezza la coniunctio oppositorum che fu tanto ricercata anche dagli alchimisti. La bhakti è la via per giungere allo stato di nirdvandva (libertà dagli opposti).

L’unico grande vantaggio della bhakti sta nel fatto che essa è la via più facile e più naturale per raggiungere il grande fine divino; presenta però il grave svantaggio che, nelle forme inferiori, spesso degenera in un disgustoso fanatismo. In ogni religione e in ogni paese le menti deboli e di sviluppo più basso hanno un solo modo di amare il proprio ideale, che consiste nell’odiarne qualsiasi altro. Questo pericolo sussiste solo nello stadio di bhakti chiamato gauni, preparatorio; quando la bhakti si è maturata ed è passata alla forma detta para o suprema, l’anima è troppo vicina a Dio per poter farsi strumento alla diffusione dell’odio.